ALLA FACCIA DELLA "LIBERTA' DI STAMPA"

L’edizione telematica di giovedì diciassette giugno del quotidiano romano il manifesto contiene un articolo, a firma Andrea Carugati, che ci permette di tornare su un tema a noi molto caro: la libertà di stampa.

 

 

Il bravo operatore dell’informazione, con toni del tutto condivisibili, attacca il resoconto che Il Messaggero, fogliaccio concittadino di quello per il quale scrive, fa di un dibattito tra i sei candidati alle primarie per la scelta del sindaco capitolino.

 

Noi siamo naturalmente al fianco del “quotidiano comunista”: non certo per una questione ideologica, da sempre sosteniamo che quella testatina sia “abusiva” e vada rimossa, ma perché il bravo redattore di via Bargoni 8 ha ragione da vendere.

 

La testata con sede in via del Tritone 152 – di proprietà del palazzinaro, suocero di Pierferdinando Casini, Francesco Gaetano Caltagirone – è molto legato a quelli che il giornalista bolognese definisce, con più di qualche ragione, (im)prenditori.

 

D’altra parte come funzioni il mondo dell’editoria in Italia è noto: i giornali, sia i quotidiani sia i periodici, sono per la stragrande maggioranza nelle mani di sei famiglie: Agneli-Elkann, Angelucci, B., Cairo, Caltagirone, Riffeser.

 

A questo punto, l’obiezione che ci attendiamo è che “non è vero, non si tratta di oligopolio perché esistono decine di testate indipendenti”: un’affermazione veritiera, ma che nasconde il fatto che quelle dei personaggi citati hanno una tiratura molto più ampia; proviamo a vedere quali sono i giornali, distribuiti su tutto il territorio nazionale, dipendenti da costoro.

 

Famiglia Agnelli-Elkann: Il Secolo XIX (Genova), la Repubblica (Roma), La Stampa (Torino).

 

Famiglia Angelucci: Il Tempo (Roma).

 

Famiglia B.: il Giornale (Milano).

 

Famiglia Cairo: Corriere della Sera (Milano).

 

Famiglia Caltagirone: Il Mattino (Nspoli), Il Messaggero (Roma), Il Gazzettino (Venezia).

 

Famiglia Riffeser: Il Giorno (Milano), Il Resto del Carlino (Bologna), La Nazione (Firenze).

 

E’ del tutto evidente che la così detta “libertà di stampa” si traduce in libertà di scrivere quello che decidono i nuclei familiari sopra citati i quali, oltre a possedere questi fogli, ne hanno moltissimi a distribuzione locale e/o periodici, case editrici e quant’altro possa servire ad influenzare pesantemente la così detta “opinione pubblica”.

 

Chi non si allinea alle pretese dei padroni – comprese quelle economiche, legate al compenso per il lavoro svolto – non ha molte possibilità: o cambia mestiere, o fa una vita di stenti, oppure è costretto a piegare la testa: alla faccia dell’informazione indipendente.

 

 

Bosio (Al), 02 luglio 2021

 

Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova

 

http://pennatagliente.wordpress.com